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sabato 19 marzo 2016

fast music, fast cinema, fast...

   Tra i tanti, uno dei motivi per cui ascolto sempre volentieri radio3 è che che se stai ascoltando un pezzo musicale che sia classico o leggero, jazz o rock te lo lasciano ascoltare fino alla fine. Mi pare di aver sentito che, in tempi oramai lontani,  certi brani di Fela Kuti venivano raramente trasmessi in radio a causa della loro durata che spesso si aggirava sui 20 minuti; in quel caso, pur con grande dispiacere, si poteva comunque capire il senso di quelle scelte.  Oggi, nelle radio “commerciali” non hanno invece nessuna giustificazione visto che tagliano persino la coda ad una canzone di poco più di 3 minuti e trovo questo atteggiamento una totale mancanza di rispetto sia per il pubblico che per l’autore. Insomma pur non essendo costruito come un brano classico ogni lavoro musicale è composto da un inizio, una parte centrale e una parte finale  che assieme danno un senso compiuto alla composizione. Invece spesso la canzone viene castrata impunemente, impietosamente senza alcun imbarazzo, come se quegli istanti finali fossero superflui (badate bene, non sto parlando di brani mixati) Il risultato è che oramai anche chi ascolta compie questo gesto censorio passando da un brano all’altro in una incomprensibile corsa contro il tempo. Certo la mia è la scoperta dell’acqua calda, visto che oramai il modo di consumare cinema, musica, ecc. ecc.  è questo; l’importante è avere sul proprio computer discografie complete, filmografie che neppure in due vite uno riuscirebbe a visionare... che sia questo il motivo di tanta fretta?
No, non credo. Da  tempo oramai la diffusione, il consumo, il modo di usufruire di questi prodotti, che rimangono comunque prodotti culturali, è equiparato a qualsiasi  altra merce e serve principalmente a vendere spazi pubblicitari che ci spingeranno ad acquistare altra merce che dobbiamo in fretta ingerire e in fretta digerire…perché dunque perdere il nostro preziosissimo tempo ad assaporare il cibo, ad ascoltare ”davvero” musica, a guardare un film dai titoli di testa a quelli di coda  quando c’è già qualcosa d’altro che bolle in pentola. Allora non  resta che cacciarci due dita in gola per fare un poco di spazio; come i nostri antichi predecessori dell’impero romano… che se non ricordo male mi pare sia poi decaduto...

Anni fa c’era un brano di N. Fabi, “ il negozio di antiquariato”, una canzone dignitosa, anche per merito di Stefano di Battista al sassofono, che quando passava in radio ascoltavo con piacere… purtroppo al nostro valente jazzista veniva lasciato lo spazio per l’assolo proprio in chiusura di brano, ben 80 secondi! Un’eresia per i nostri conduttori radiofonici, 1 minuto e 20 di sola musica,  ma dai non scherziamo! e allora ogni volta senza nessuna eccezione…zac!




9 minuti e 13 secondi...la parte finale è interessante

martedì 4 marzo 2014

l'italietta

Certo che siamo davvero un paese assurdo. Uno raggiunge un meritato successo e c’è subito chi cerca di sminuirne il valore tra l’altro denigrando le scelte di chi quel film lo ha premiato; certo è più che legittimo esprimere la propria opinione su un film, il proprio dissenso ma perché  farlo con un livore che pare celare una ingiustificata invidia?  Nel panorama nostrano Sorrentino è sicuramente uno dei registi più capaci assieme a Crialese, Winspeare  - e pochi altri - e lo ha ampiamente dimostrato con i suoi lavori precedenti. Credo pertanto che almeno meriti rispetto perché fare dei buoni film in un paese che produce pellicole davvero poco interessanti, scritte male e mal fotografate, dirette sciattamente e  spesso interpretate da attori a dir poco mediocri (ma quelli bravi dove li tengono, perché da qualche parte ci saranno no?)  è davvero un’impresa miracolosa. Dall’altro canto c’è chi parla già di una nuova rinascita del cinema italiano come se una vittoria pur prestigiosa ( Sorrentino aveva già trionfato a Cannes con il Divo mi pare) potesse improvvisamente cambiare le sorti di un paese che, almeno politicamente e commercialmente se ne fotte della qualità preferendo perseguire il facile successo attraverso prodotti cinematografici  che vengono distribuiti  con lo stesso criterio che viene utilizzato per vendere patatine o popcorn… ma forse il business  sta proprio lì. Diamoci una calmata per favore e invece di dare aria alla bocca mettiamoci un po’ a studiare che di strada da fare ce n’è tanta.  
Ieri ho visto alcuni dei mini trailer che venivano mandati in onda prima di ogni premiazione: quelle poche immagini erano sufficienti a mostrare interpretazioni che facevano venire i brividi. Questo è il cinema!

giovedì 29 agosto 2013

due trailers al giorno... o quasi/ 2

Si sa, l'appetito vien mangiando perciò ho deciso di continuare con altri due film da "gustare: uno maccheronico e l'altro più speziato . Il primo è Big Night di Stanley Tucci un film che parla la nostra lingua oltre oceano nel disperato tentativo di educare gli "americani" alla buona cucina. Anche il secondo parla sia di sogni da realizzare che della ricerca da parte di uomini e donne del loro posto nel mondo, mondo che nonostante esista anche grazie al loro lavoro non li ha ancora del tutto accettati. La graine et le Mulet (in Italia Cous Cous) è un film di Abdellatif Kechiche  ed è il  terzo lungometraggio del regista tunisino naturalizzato francese.
P.s. la scena della danza del ventre è magistrale... e non solo


Big Night


La Graine et le Mulet( Cous Cous)

mercoledì 28 agosto 2013

due trailers al giorno... o quasi

nessun consiglio -per carità- solo il piacere della condivisione per scambiare qualche battuta - ma anche no- su film, vecchi, nuovi -poco importa- che per mille e diversi motivi mi son piaciuti, al di là dei generi, oltre le mode e le correnti, troppo spesso racchiusi in steccati; lo spettatore rispetto a chi i film li fa ha la fortuna di poter spaziare in lungo e in largo, può permettersi l'infedeltà e anche un pizzico di incoerenza  e assaggiare tutte quelle pietanze che il cinema gli cucina. Certo a volte qualche piatto risulta davvero indigesto ma  come d'altra parte succede in molti casi della vita se non si pizzica qua e là diventa davvero difficile formare un proprio gusto e pur prediligendo a secondo dei momenti i  sapori forti da quelli delicati saggio è chi non trascura ne l'uno ne l'altro consapevole che la vera ricchezza sta nella diversità e nella varietà.
Bene cominciamo e visto che abbiamo preso metaforiche strade culinarie come si fa a trascurare film -i primi che mi vengono alla mente - come  il letterario "Il pranzo di Babette" di Gabriel Axel e l'orientale "Mangiare bere uomo donna" uno dei primi lungometraggi di Ang Lee

Il pranzo di Babette

Mangiare Bere Uomo Donna


martedì 16 aprile 2013

si fa presto a dire snob



vogliate perdonarmi se il concetto l'ho già espresso in passato: a mio parere il declino culturale (e non solo) del nostro paese è cominciato il giorno in cui Paolo Villaggio fece gridare al suo personaggio che la Corazzata Potemkin era cagata pazzesca. Quel giorno il Fantozzi dormiente che giaceva in ognuno di noi si ridestò e improvvisamente ci sentimmo tutti come liberati. L'ignoranza ( quella peggiore) fu sdoganata e prese il potere "democraticamente" assecondata dai grandi imbonitori che non aspettavano altro per poter finalmente vendere i loro sogni di princisbecco a un popolo che tra la fatica dell'apprendere e le lusinghe del paese dei balocchi non tentennò e scelse…. dando retta a Marcello Marchesi

domenica 19 dicembre 2010

botta e risposta


non si tratta di prendere posizioni nette ma di cercare di capire il perché di quelle posizioni.

Questa di "Bartleby" mi pare una bella lettera in risposta a quella di Saviano Su repubblica



venerdì 10 ottobre 2008

comunicato non disinteressato

pubblico il comunicato della mostra di pittura a cui parteciperò sabato così da dare il tempo agli amici di organizzarsi... naturalmente siete tutti invitati! Certo, se non avete niente di meglio da fare; però, c'è sempre un però, se ce l'avete allora è inutile che poi vi chiediate il motivo di quel insolito prurito in quell'insolito posto... un abbraccio!
stefano

DOPPIO SOGNO

a cura di Sabrina Foschini
Galleria Comunale d’arte, Palazzo del Ridotto, Cesena.
Corso Mazzini 1
Inaugurazione sabato 18 ottobre ore 18
aperta fino al 23 novembre
orari: 9,30/12,30 e 16,30/19,30
chiuso il lunedì
Artisti presenti:
Enrico Azzolini, Laura Baldassari, Giovanni Blanco, Carlo Cavina,
Federico Guerri, Stefano Mina, Luca Piovaccari, Franco Pozzi
Massimo Pulini, Nicola Samorì, Erich Turroni


Organizzazione: Galleria Fiorella Pieri
Galleria Oir 4, 47023 Cesena tel/fax 0547 24086

Doppio Sogno è un’esposizione collettiva dedicata al doppio, al gemello, al gesto ribattuto, alla simmetria. Da sempre l’arte è stata intesa come immagine mimetica o deformante della realtà, come suo riflesso o al contrario come essenza, pregna di significato. In antico lo specchio era definito fallit imago, perché ricreava una figura identica eppure menzognera, quasi magica dell’uomo e delle cose, come a volte accade nella pittura, e se pensiamo alla filosofia platonica potremmo quasi dare all’arte, la cittadinanza onoraria del suo “mondo delle idee”.
La mostra incentra la sua attenzione su artisti che con età e percorsi differenti, tra pittura e fotografia indagano il concetto di ripetizione o di specularità e comprende sia coloro che lavorano sulla figura sdoppiata, gemellare, sia quelli che interpretano il tema in chiave essenzialmente geometrica e simbolica. Il titolo celeberrimo rubato al romanzo di Arthur Schnitzler è stato scelto, non tanto per assonanza con la trama ma appunto per quella componente camaleontica e onirica rispetto alla realtà che l'arte condivide con il sogno.

venerdì 11 luglio 2008

eventi musicali

Fabio Mina(flauti) e Alice Miniutti(violino) si esibiranno a Santarcangelo questa sera 11/07/08 il 12 e il 19 luglio a mezzanotte. Eseguiranno un repertorio prettamente barocco e alcuni brani di loro composizione. Buona musica a tutti.
ste

sabato 21 giugno 2008

comunicato di servizio!

Purtroppo la manifestazione di questa sera è stata rinviata a causa indisposizione del direttore artistico ( problemi di salute)...
Mi dispiace per le migliaia di persone che erano già in procinto di recarsi presso l'amena località di Onferno pronte a godere dell'evento più importante della stagione
ma non preoccupatevi, probabilmente verrà riproposto a metà Agosto.
Occhi aperti su questo Blog per gli aggiornamenti! Ciao
Stefano

mercoledì 18 giugno 2008

nonostante tutto W la scuola!

E' finita la scuola. Tanti gli studenti bocciati, si dice il 20%. E' un risultato positivo?
E' Il segno che ora si fa sul serio o abbiamo soltanto trovato i capri espiatori per giustificare il fallimento di un sistema, quello scolastico?
Si parla tanto di meritocrazia, di premiare i ragazzi che si impegnano, che hanno buoni voti ma non ci si interroga mai sulla qualità dell'insegnamento sui veri obiettivi della scuola.
La domanda che mi pongo è: gli insegnanti sono in grado di capire i ragazzi che hanno di fronte, le loro esigenze, le loro propensioni , riescono ad aiutarli a fare emergere le loro peculiarità oppure si accontentano di elargire nozioni senza preoccuparsi se queste informazioni vengano davvero assimilate?
La conoscenza è una cosa meravigliosa ma solo se chi la riceve ne è consapevole, se è in grado di goderne.
Meritocrazia? Siamo sicuri che chi prende un 9 sia più meritevole o più capace di chi prende un 7 ?
Si possono valutare dei ragazzi soltanto attraverso delle perfomances estemporanee? Credo di no.

La mia esperienza, prima come studente - mediocre - poi come genitore attento alla questione scuola mi ha fatto capire che non sempre è così. Ci sono ragazzi che occupano tutto il loro tempo libero dedicandolo allo studio... Unico obiettivo: "prendere un "bel" voto - sempre lui - . E non si rendono conto che nel frattempo si perdono cose altrettanto importanti per la loro formazione: il rapporto con gli altri, il coltivare degli interessi con l'unico scopo del piacere - intellettuale, fisico -, l'ozio, si proprio lui, quello che per molti è l'origine di tutti i mali, la noia che ci dà la possibilità di pensare e di stare un po' con se stessi...
Questa mattina su Letteratitudine ho letto un pensiero di Mario Rigoni Stern ( purtroppo ci ha lasciati ieri) che mi è molto piaciuto ed è questo: “Gli insegnanti non saranno d’accordo, ma per me la scuola era molto importante solo nelle ore in aula. Poi, nel pomeriggio, andavo nei boschi e scoprivo cose meravigliose. I bambini, dopo le ore scolastiche, dovrebbero imparare ad arrampicarsi su un albero…”

Ho conosciuto persone ( la storia ne è piena ) che hanno fatto delle "pessime" scuole superiori ma una volta giunti all'università si sono trasformati da nani in giganti per poi diventare degli ottimi professori, ottimi professionisti e soprattutto ottimi individui. Tutte persone giudicate da professori ottusi e ciechi che non hanno capito - o forse lo hanno capito anche troppo - che l'unica colpa di quei ragazzi era quella di essere degli adolescenti con un' intelligenza vivace, non omologata, poco inquadrabile, per loro, insegnanti stanchi e demotivati che non erano in grado - data la loro mediocrità - di riconoscerne l'ingegno, il vero "merito".
Probabilmente chi non si fa domare da fastidio, mette a nudo l'incapacità del domatore.

Ora quello che mi preoccupa, oggi, è questo riempirsi la bocca con la parola "meritocrazia" senza conoscerne veramente il significato.
Tutti a gridare ( destra e sinistra) " bisogna privilegiare chi merita, chi si impegna, chi studia, bisogna essere meno indulgenti, maggiormente selettivi, basta con le promozioni facili... D'accordo ma attenzione, perché - siamo onesti - il giudizio è spesso opinabile e si basa sulla soggettiva da parte del giudicante - nella fattispecie gli insegnanti - che spesso non mancano di evidenziare tutta la loro mediocrità e l'idea che un voto - un tempo non si diceva di non preoccuparsi troppo del voto!? -, una semplice valutazione numerica possa essere determinante per accedere all'università, per potere addirittura partecipare a concorsi ( ce ne sono che richiedono una valutazione minima) per entrare nel mondo del lavoro, per la vita di un individuo insomma, non mi tranquillizza affatto.
Come si può pensare che risultati ottenuti solamente attraverso il timore della punizione - la bocciatura, il debito - possa automaticamente creare cittadini consapevoli e maturi. Imparare a memoria una lezione di storia o di filosofia, senza averne compreso il significato serve a qualcosa?
Domani avremo forse più laureati, più dottori ma facciamo in modo che non siano solo utili per le statistiche

Forse sono un po' troppo severo nei miei giudizi - soprattutto con i docenti - anch'io probabilmente muoio dalla voglia di dispensare voti ma, credetemi è solamente perché, come ho già scritto altre volte, non sopporto questa idea diffusa che il decadimento della nostra scuola venga attribuito ai soli studenti . Molti sono gli attori in gioco: La politica con le sue riforme spesso presunte, i genitori dimentichi del loro ruolo, troppo spesso - anche se in buona fede - invadenti, gli insegnanti che hanno perso di vista il loro vero compito e per ultimo, si per ultimo i ragazzi che sono solo il risultato di quello che una società disattenta e immatura ha prodotto.
Tante, troppe domande. resto in attesa di risposte.

p.s. Un po' di ottimismo: questa sera mio figlio va ad una cena di classe per festeggiare i dieci anni dalle medie. Ci saranno praticamente tutti e naturalmente la loro insegnante di lettere, la mitica professoressa Cocco!

Stefano

venerdì 13 giugno 2008

Hanno sgomberato il PAZ...ora potremo dormire sonni tranquilli!



Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà ai ragazzi "sfrattati" del laboratorio occupato P.A.Z.
Trovo veramente inaudito che dei giovani che cercano con fatica di costruire centri di aggregazione "alternativi" a quelli omologati (Casa pomposa, Grotta rossa hanno contributi comunali e appoggio politico... In base a quale criterio vengono assegnate queste sovvenzioni?) di lavorare ad un idea di società che sia più vicino alle loro aspettative, non debbano trovare solidarietà neppure da parte di quei partiti - purtroppo la politica c'entra sempre - che tradizionalmente dovrebbero sostenerli... Forse perché - quei partiti - si sono accorti che quei ragazzi vorrebbero fare a meno di loro?.

Leggendo alcuni articoli sui giornali locali, come al solito infarciti di facile retorica, ho provato istintivamente empatia verso quei ragazzi. Come spesso accade quando si "trattano" certi argomenti le informazioni date sono spesso a senso unico, atte non a informare sui fatti ma a perorare un proprio punto di vista.
Ecco perciò frasi ad effetto come " Se vuoi una casa, occupala", oppure " perché i cittadini dovrebbero pagare luce e gas a dei ragazzi che non rispettano la legalità" ancora "... mettono in atto ogni forma di anti-proibizionismo"(naturalmente, sesso-droga-e rock'n' roll...)
E' chiaro che a cittadini spaventati da ogni quotidiana notizia che vivono oramai terrorizzati dall'arrivo imminente dei "barbari" la notizia dello sgombero di questo
luogo di perdizione non possa che aver fatto piacere o - ancora peggio - indifferenza...C'è forse qualcuno che si è interrogato sul perché di quel "Centro", su quali fossero le iniziative che vi venivano organizzate, qualcuno si è forse preoccupato di sapere chi fossero davvero quei ragazzi?

Non voglio difendere una situazione che fra l'altro poco conosco - soprattutto per ragioni anagrafiche - ma da quello che ho letto e sentito mi sento di dare il mio sostegno soprattutto all'idea, al pensiero agli obiettivi che quei giovani cercavano di perseguire e che in nome di chissà quali "principi" noi, grassi e anestetizzati cittadini abbiamo interrotto, forse perché - la storia insegna - il mondo degli adulti sempre teme quel mondo di ragazzi-pensanti che potrebbe far risaltare tutto il nostro fallimento socio-culturale.

stefano

venerdì 16 maggio 2008

un po' di pubblicità... non ingannevole


Domani presso le grotte di Onferno in occasione della " notte dei musei" ci sarà una serata particolare che comincerà con una visita gratuita al museo naturale seguita da un concerto alle 19,30 con Fabio Mina ai flauti e Danilo Rinaldi alle percussioni ( chi non li ha mai sentiti non può assolutamente perderli!)Alle 21 circa la giornata proseguirà con la "notte dei pipistrelli"
un abbraccio.
stefano

mercoledì 12 marzo 2008

ma c'è, l'isola che non c'è? (seconda parte)



Questa mattina, Cinzia ed io abbiamo preso un caffè con il nostro carissimo amico Vincenzo... ogni volta che ci incontriamo affrontiamo svariati argomenti,politica ( quanti dubbi!!), sport, letteratura...questa mattina abbiamo "chiacchierato" anche di Scuola - visto la maiuscola?, nonostante tutto credo se la meriti ancora! - e Vince ha rammentato con un misto di stupore e di orgoglio i suoi quasi trent'anni di attività come docente di lettere! Una vita davvero intensa vissuta dentro le quattro mura di un'aula, un'aula pregna di vita, di speranze, di aspettative - spesso tradite( da una parte e dall'altra) -.
Ad un certo punto, ho sentito nella sua voce come un velo di malinconia quando ha detto : Oramai, sono fuori da troppo tempo, non mi riconosco più in questa Scuola... i ricordi si stanno sbiadendo, purtroppo!
"Caro amico forse non ce la faremo a fermare l'avanzare inesorabile del tempo, ma una cosa possiamo fare ed è quella di recuperare qualche traccia per non dimenticare, e tu, di impronte ne hai lasciate tante davvero! eccone una fra le tante che mi hai generosamente lasciato da archiviare...se me lo permetti vorrei condividerla con alcuni amici, credo possa essere utile per far loro capire che insegnante tu sia stato!"

"Non c'è niente di più gratificante del "sapere" di essere stati utili a qualcuno!" S.M.


GIORNI DI SCUOLA
Spiragli di luce filtrando dai rami senza foglie incorniciano la mattina di autunno illuminandola un poco, assonnato sto per scorrere le pagine di un altro giorno di scuola...Ma entrando in quelle aule fredde e grigie, ho la sensazione di aver dinanzi un solido muro: scoglio indurito su cui si infrange ogni mio tentativo di affidare ai ragazzi un messaggio "diverso": più vero.Dialogare? Educare? Mi sembrano parole vuote, deserte, che, come una palla di gomma, rimbalzano contro quella barriera per rotolare via fino a perdersi in quel mare inerte, seppur gonfio di parole.
Al di la' immagino gabbiani distesi in volo che cercano spiagge pulite, mi raffiguro la fantasia libera che disegna città, paesi, scuole incantevoli e scorgo ragazzi che sanno ascoltare insieme, le emozioni, le tenerezze dei loro cuori.
Al di qua resta l'amara consapevolezza che è impossibile cambiare...
Il suono perentorio della campanella sorprende le mie parole che muoiono in gola e, fra lo scompiglio generale, svaniscono, così, come tante bollicine.
Riassetto stancamente la cartella: l'aula è vuota, o quasi, giacché una ragazza appoggiata alla finestra vicina mi dice sorridendo: "il mio Atam può aspettare". La sua vita stretta in un paio di jeans senza colore, la testa gonfia di ricci ciondolanti le danno un'aria sbarazzina. " Professore,lei deve smetterla di considerarsi un Ufo, o un gabbiano, di tormentarsi, insomma, pensare che noi non la capiamo: non è così. Ho segnato persino sul diario alcuni suoi pensieri e non solo io". La sua voce ha una nota dolce ma decisa. "Se vuole glieli leggo".
Nell'aula sgombra, quelle parole rimbalzano da una parete all'altra, prima di depositarsi nel mio profondo. "Ascolti:l'autorità, o meglio, l'autorevolezza dell'insegnante non deriva dal potere che gli conferisce il Ministero o il Provveditore, ma dalla sua capacità di far nascere nella classe un consenso, una spontanea, per questo sentita,adesione ad un ordine necessario per lo svolgimento di un lavoro comune. Io insegnando cerco di scomporre e di ricomporre, nella pratica, insieme, con gli alunni, questa mia idea; mi sforzo così di instaurare un'atmosfera nuova, di iniziare una collaborazione sincera fino a coinvolgere gli alunni in un dialogo attivo che li educhi ad essere responsabili, protagonisti della loro stessa crescita".
Da fuori giungono mille rumori e mille grida, ma non toccano quella voce persuasiva e quel silenzio carico di magia. "Senta anche questa che a me piace moltissimo: educo alla tolleranza, al rispetto delle reciproche diversità, alla libertà interiore, alla accettazione di se stessi con i propri limiti, aperti, però, al miglioramento".
"Certo i miei possono essere bei pensieri, ma in fondo restano fumosi discorsi: bolle di sapone". Dico io con un velo di amarezza. " La sostanza dell'insegnamento si riduce, in realtà, alla sacralità del registro e all'assoluta importanza del voto e l'abilità dell'alunno consiste nell'ammansire quella potenza ottenendo, appunto, un grosso voto: per questo ci sono le interrogazioni programmate e la furbizia, ossia l'occhio vigile durante le prove scritte".
La mia giovane allieva mi guarda un po' perplessa prima di interrompermi.
"Se è per questo, dove mette il terrore di essere presa alla sprovvista, la paura di rimediare una figuraccia, magari dopo aver studiato un pomeriggio intero, e l'agitazione poi dei compiti in classe, l'ansia di sapere il risultato..."
" Già, posso immaginare lo stress" dico io.
Lei riprende più risoluta. " Questa scuola ci abitua solo alla competizione, all'egoismo, ci rende persino più nevrotici colmandoci di aride, inutili nozioni. Ma gli alunni non sono vasi da riempire, bensì fuochi da accendere". Prosegue con un tono di voce fiero "Ebbene io ritengo che le sue parole insieme con il suo impegno e con il suo esempio possono far riflettere: entrano dentro fino ad accendere le speranze di ha voglia di ascoltarle, di accoglierle nell'animo. Perciò non si scoraggi, professore, almeno fino a quando c'è qualcuno che salta il pranzo pur di parlare con lei, non si arrenda, almeno fino a quando esiste una persona che seguendo il suo messaggio pedagogico si ritrova un po' più responsabile, un po' più adulta".
La mia cordiale interlocutrice dice queste cose in fretta, quasi sorridendo e se ne va.
Afferro la cartella, osservo per un istante l'aula deserta: sembra immersa in una scia polverosa di sole.
Vincenzo Giorgetti Rimini 05/02/1998



lunedì 3 dicembre 2007

una vecchia corderia e qualche utopia




C'è stato un tempo in cui mi divertivo a fantasticare girovagando per la città con i miei figli - davanti a una vecchia casa, un vecchio edificio, una vecchia fabbrica - dicevo ironicamente: "guardate questo un giorno sarà la nostra casa, lì ci farò il mio atelier, qui ci scapperebbe una bellissima galleria d'arte moderna, un museo, un centro culturale polivalente....."
Nonostante questo fosse per l'appunto un gioco devo ammettere che segretamente speravo che quello che era chiaramente solo il frutto della mia immaginazione in qualche maniera si realizzasse anche se a farlo sarebbe stato qualcun altro. Puntualmente però passavano gli anni e quegli splendidi edifici carichi di memoria, di storia e spesso di ottima e interessante fattura architettonica venivano sostituiti da nuove costruzioni - palazzi spesso di dubbio gusto, parcheggi, attività commerciali - e di quello che essi avevano rappresentato non vi era più traccia se non nella memoria di qualche nostalgico come me.

Ora. la stessa sorte toccherà alla vecchia corderia di Viserba?

...Questa estate mentre cenavo sul terrazzo dell'appartamento di Miriam - sta proprio davanti al muro di cinta della corderia - sbirciavo fra gli alberi per scorgere i resti soffocati dalla fitta vegetazione e da quel privilegiato osservatorio ho cominciato a sognare - non solo a occhi aperti ma anche a voce alta - di come sarebbe stato bello recuperare quelle vecchie rovine e trasformarle in uno spazio culturale dedicato all'arte, alla memoria - certo non intervenendo in maniera troppo drastica ma anzi cercando di interagire il più possibile con ogni parte residua - natura selvaggia compresa - ma come sempre accade con i sogni, la realtà piomba inevitabilmente a spezzare ogni incanto: " è inutile che fantastichi, tanto hanno già deciso di farci abitazioni e attività commerciali " disse brutalmente la mia gentile ospite.
Sveglia Stefano!

...Giorni fa Franco si lamentava del fatto che quasi nessuno degli artisti di Rimini, delle persone particolarmente sensibili a questi problemi, stava muovendo dito riguardo alla Corderia! Silenzio assoluto!
Io gli ho risposto che non era del tutto vero dato che navigando su internet avevo scovato cose molto interessanti sull'argomento...ad esempio un interessantissimo post di Maria Cristina Muccioli oppure quello di Michele Marziani altrettanto bello e puntuale...
" ...e allora? " ha risposto Franco, e noi, noi cosa facciamo?
Certo è vero che la mia, poteva sembrare una risposta un po' "pilatesca" ma non era assolutamente mia intenzione lavarmene le mani, volevo soltanto fargli presente che forse nella nostra città più che della mancanza di voci, il problema maggiore era quello di trovare orecchie e soprattutto animi disposti all'ascolto.
Credo comunque che abbia fondamentalmente ragione.
Chi ne ha la possibilità e gli strumenti deve far sentire la sua voce.
Io non so se ne sono all'altezza ma ho comunque deciso di dare il mio modesto contributo attraverso questo piccolo scritto unendomi così a tutti coloro che pretendono rispetto sia per gli uomini che per gli spazi della nostra città che rappresentano un ponte verso il nostro recentissimo passato, ultimi testimoni di ciò che siamo stati, della nostra storia e soprattutto la possibilità di non perdere definitivamente la memoria.
Qualsiasi intervento urbanistico aggressivo che non ne terrà conto sarà un ulteriore passo verso il degrado culturale che oramai ci attanaglia inesorabilmente.

P.S. Una cosa mi sembra davvero singolare: tra pochi giorni si inaugurerà "la Domus del chirurgo" in piazza Ferrari. Non trovate buffo che da una parte si cerchi - giustamente - di valorizzare un reperto architettonico di duemila anni fa e nello stesso tempo si faccia -in modo disinvolto- scempio di analoghe costruzioni che hanno la sola colpa di essere troppo recenti... stefano

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.. Molto probabilmente al caffè letterario "Assenzio" ci sarà una serata sull'argomento, dal titolo "Scorderia".