martedì 7 maggio 2013

bernard

"bonjour chef"
mi giro e incontro il bel volto sorridente di Bernard
"ciao Bernard"rispondo io "è da molto che non ci si vede" e gli stringo la mano
Lui  ricambia e come se non si capacitasse della cosa mi dice quasi ridendo
" sei incredibile sai, ti ho detto come mi chiamo una sola volta  alcuni anni fa  e tu mi riconosci subito e ricordi sempre il mio nome"
e continua scuotendo la testa
"non sai quanto piacere mi faccia questo, credimi davvero tanto"
gli do una pacca sulle spalle robuste e sorrido a mia volta
potrei dirgli che non c'è niente di strano in questo ma sarei ipocrita
"Ci credo bernard, lci credo"  mi limito a rispondere quasi commosso 
A volte basta davvero poco per avere molto in cambio


( Bernard è un ragazzo di 42 anni nativo del Camerun che ho conosciuto 3 o 4 anni fa a Castelbolognese. Allora abitava a Forlì e faceva il pendolare fino a Fusignano: due treni con sprint finale di tre km in bici… per iniziare alle 8  gli toccava alzarsi alle 5 per fare circa 35 km. Ora fortunatamente si è trasferito a Ravenna e le cose vanno molto meglio anche perché è riuscito a far venire in Italia sua moglie con i suoi due figli 

lunedì 22 aprile 2013

impermeabili

Uomini di probabili affari si muovono lesti nei loro abiti di taglio pregiato - abiti  che molti indossano a malapena  il giorno del matrimonio - e si aprono a ventaglio mentre li attraverso con la mia bicicletta - sono un vero pirata della strada con il velocipede -, ragazzi africani con le loro pile di libri tra le braccia  cercano con insistente pazienza un difficile acquirente,  alcuni giovincelli indigeni appiccicano i loro nasi alle vetrine dei negozi di calzature sportive fluorescenti ad alta tecnologia mentre altri avanzano sicuri, nonostante  gli occhi bassi  sugli smartphone, intenti a conversare con amici virtuali oppure no ma certamente più distanti rispetto a quelli - apparentemente trascurati - che deambulano al loro fianco compiendo  gesti speculari, signore ma anche signori, perennemente in gara con un tempo difficilmente raggiungibile, trascinano pesantemente  borse della spesa rigonfie di cibarie varie acquistate al locale mercato, alcuni uomini non più giovani, probabili ex vitelloni,  incoerentemente vestiti ma perfettamente in sintonia con quello che un tempo sono stati,  si muovono senza trascurare ogni piccolo gesto, ogni singolo passo e paiono  sorridere a passanti immaginarie… lo stesso fiume umano di sempre attraversa - refrattario - la città come se nulla fosse accaduto come se l'attualità non fosse altro che il frutto dell'immaginazione di qualche bizzarro sceneggiatore e non c'entrasse per nulla con le nostre vite e noi fossimo appena usciti dal cinema. 

martedì 16 aprile 2013

si fa presto a dire snob



vogliate perdonarmi se il concetto l'ho già espresso in passato: a mio parere il declino culturale (e non solo) del nostro paese è cominciato il giorno in cui Paolo Villaggio fece gridare al suo personaggio che la Corazzata Potemkin era cagata pazzesca. Quel giorno il Fantozzi dormiente che giaceva in ognuno di noi si ridestò e improvvisamente ci sentimmo tutti come liberati. L'ignoranza ( quella peggiore) fu sdoganata e prese il potere "democraticamente" assecondata dai grandi imbonitori che non aspettavano altro per poter finalmente vendere i loro sogni di princisbecco a un popolo che tra la fatica dell'apprendere e le lusinghe del paese dei balocchi non tentennò e scelse…. dando retta a Marcello Marchesi

giovedì 21 marzo 2013

ma se Totò, Troisi, Sordi fossero doppiati non gridereste allo scandalo? e allora!

entro in una rivendita di dvd. Dopo aver consultato decine di film ne trovo uno che mi interessa: "uno due tre" di Billy Wilder. Guardo sul retro: lingua italiana, inglese, bene!  sottotitoli: vuoto. Chiedo allora al negoziante, quello più giovane se può fare una verifica, prima dell'acquisto il quale si rivolge a quello più anziano probabilmente il padre che mi guarda interrogativo gli spiego che compero solo dvd che abbiano la lingua originale, con i sottotitoli in italiano naturalmente dato che non conosco tutte le lingue del pianeta - a malapena  la nostrana e il francese - ma la mia spiegazione non lo soddisfa e aggiunge "ma guardi che in italiano c'è!" 
esco sconsolato dal locale non perché  i sottotitoli non c'erano ma perché mi è venuto in mente una battuta del film di  Michel gondry  Be kind rewind "nessuna specifica conoscenza richiesta". punto 

provaci ancora Woody (può capitare a tutti un inciampo)

Lo temevo e anche se ancora non l'avevo visto ero quasi sicuro di non sbagliare, non certo perché influenzato dalle critiche controverse ( d'altra parte con lui è sempre così, o lo si ama o -inspiegabilmente- lo si detesta) ma solamente perché me lo sentivo, punto e basta e purtroppo il mio sesto senso questa volta non ha sbagliato
To Rome with love, il film di Woody Allen ( uno dei registi da me più amato) girato a Roma è stato per me una vera delusione. Qualche battuta degna delle sue c'è stata ma non sufficiente a giustificare un film quasi ingiustificabile. Woody è stato accusato da molti critici e addetti ai lavori di aver data un'immagine stereotipata di Roma, dell'italia ma questo  non mi ha particolarmente infastidito perché almeno una parte del film sembra un'operazione nostalgica così come era accaduto per Midnight in paris( decisamente un'altra cosa) mentre invece mi ha lasciato davvero incredulo la banalità di alcuni dialoghi (cosa davvero insolita per un genio come Woddy) come se l'autore di Manhattan  avesse dovuto svolgere un compitino più per contratto che per piacere, per non parlare poi della sufficienza con cui il film è stato girato e montato (l'ho visto in lingua originale e i dialoghi italiani doppiati a volte erano fuori sincrono) Un film infarcito di comparsate di ex celebrità italiche Ornella Muti, Guliano Gemma, Maria Rosaria Omaggio e di nuove Scamarcio,  Gian MarcoTognazzi, Donatella Finocchiaro a testimonianza che qualche clausola nel contratto ci dovesse essere altrimenti perché non far lavorare vere comparse almeno per i ruoli di contorno. E che dire della pochezza recitativa di alcuni degli interpreti soprattutto italiani; tranne Benigni e Albanese ( che fa Albanese) gli altri sono  stati un vero pianto, sempre sopra le righe, mai naturali,  tanto da fare risaltare persino la breve interpretazione di Scamarcio che mi è parso rispetto agli altri, quasi bravo.  Certo qualche trovata come dicevo c'è stata come a esempio quella dell'allestimento dell'opera lirica i Pagliacci" con il tenore che si esibisce sotto la doccia e anche l'idea del pezzo con Benigni mi è parsa discretamente satirica, anche se forse meritava un'attenzione maggiore ma per il resto ripeto  la pellicola mi è sembrata un' operazione più che altro commerciale  fatta inoltre in  maniera davvero frettolosa, niente a che vedere con i film girati in Spagna,  Vicky Cristina Barcelona, in Francia, Midnight in Paris, o  in Inghilterra, lo splendido Match Point. A costo di sembrare il solito anti- italiano sono giunto alla conclusione che anche un autore come Woddy Allen può fallire se si fa  influenzare dal pressappochismo del nostro cinema che pare davvero contagioso


Un tempo venire in Italia a girare un film poteva essere buona cosa per i cineasti  americani, vedi "vacanze romane" di William Wyler   "che cosa è successo tra mio padre e tua madre" di billy Wilder, ma in questi ultimi anni pare sconsigliabile visti i risultati di pellicole come  "the tourist"  film irritante con J. Deep,  la parte finale( fortunatamente breve) del bel film di Sofia Coppola, Somewhere e naturalmente Rome with to love film di W. Allen. Tutti film dove le intrusioni dei divi nostrani  si potevano a mio giudizio  tranquillamente evitare. Cosa che molti spettatori avrebbero volentieri apprezzato, io sicuramente



p.s Woody rimane comunque uno dei più grandi cineasti di tutti i tempi - questo non si discute - e sono certo che il prossimo sarà un piccolo capolavoro

martedì 19 marzo 2013

d'altra parte chi si accontenta gode

Ieri sera ho rivisto il bellissimo film di Ken Loach, My name is Joe. Questa volta, dato che era un DVD l'abbiamo potuto guardare in lingua originale, con i sottotitoli naturalmente, e dopo pochi minuti, al di là dei dialoghi come sempre ben scritti, la cosa che mi è saltata  subito agli occhi è stata la grande capacità recitativa di tutti gli attori anche di quelli di contorno, l'amalgama che contribuiva alla riuscita della pellicola e di conseguenza non ho potuto non fare un parallelo con  il nostro cinema attuale  che pare affetto di pressappochismo. Purtroppo, e non capisco perché visto che nessun critico ne parla, gran parte dei nostri cineasti anche quelli migliori si accontentano della recitazione degli interpreti principali (a volte discutibile pure la loro)  senza preoccuparsi  troppo dei figuranti  e facendo spesso  a meno dei cosiddetti caratteristi, per non parlare poi della fotografia e delle musiche, come se per fare un buon film fosse sufficiente una storia e un protagonista di richiamo, meglio se catodicamente  noto, dimenticando che per la buona riuscita di ogni lavoro sono spesso le sfumature, i particolari a fare la differenza.  Che paese è il nostro dove chi canta stona senza avere almeno una voce indimenticabile, alla Bob Dylan per intendersi  e chi recita ha la stessa fluidità del latte scaduto, quello grumoso sempre per intenderci?

p.s immagino che la questione dei soldi non sia del tutto irrilevante ma credo che ci sia anche dell'altro ( pochissime e care scuole di cinema ad.es.)  perché in Italia di soldi non ce ne sono mai stati tanti ma difficile negare che il cinema di un tempo fosse mediamente superiore riguardo alla qualità a quello attuale. Prendete i primi film di Avati, di Olmi e confrontateli con i più recenti... capirete cosa intendo






martedì 5 marzo 2013

pensieri in movimento

una delle cose che mi piace fare é camminare. Da un po' di tempo pratico il Nordic walking. Sì, quello che si fa con quei bastoncini, simili a quelli da trekking o da sci. Quella pratica che molti di voi, diciamo simpaticamente,  associano agli anziani… beh se fossi in voi prima di esprimere un qualsiasi giudizio vi inviterei a provare poi ne riparliamo… oggi ad esempio percorsi 11 chilometri in un'ora e quarantacinque minuti; non male, vero? Comunque se volete approfondire date un'occhiata qua: http://www.nordicwalking.it/ . Ma non è della pratica in se di cui volevo parlare; pare che il camminare non sia solo salutare per il fisico ma anche per la psiche. Sento già i maligni borbottare: "pensate come sarebbe se fosse più sedentario"?  Naturalmente non perderò il mio tempo a rispondere a simili sciocchezze. Ora non so cosa capiti precisamente alla mente mentre si cammina ma so cosa succede alla mia. Certo se cammino in riva al mare o in mezzo alla natura parte delle mie attenzioni sono rivolte all'ambiente che mi circonda ma dato che spesso la durata delle mie uscite è piuttosto lunga la mente ha il tempo e la possibilità di vagare ovunque.  Una forza misteriosa, un colpo di vento magico  improvvisamente si desta e solleva al suo passaggio quelle foglie che fino a poco prima giacevano inerti a terra  e  con un filo invisibile, in volo,  le cuce assieme formando una lunghissima collana. Così le parole, che prima parevano come assopite si ridestano e lucidamente formano pensieri, frasi già ben strutturate, persino brevi racconti ma poi una volta giunti alla meta di colpo così come misteriosamente quel vento era arrivato ora scompare e le foglie ritornano ad adagiarsi alla rifusa sul terreno  e  tutte quelle parole che fino a poco prima parevano così chiare ora cadono sparse sul fondo della psiche come dimenticate... di loro solo un lieve ricordo

domenica 27 gennaio 2013

pensieri in libertà una domenica mattina

L'ho dovuto scoprire questa mattina mentre facevo la mia solita camminata leggendolo affisso su un cartello pubblicitario, quelli ancora li leggo. Bene! penso, quando l' inaugurazione? tra parentesi "vernice" mi fa cagare, il 19, IL DICIANNOVE! ma cazzo siamo il 27 e non ne ho saputo niente?! E' davvero incredibile!  Mi arrivano un sacco di cazzate per posta, per e-mail, inviti di tutti i generi ma della mostra di Vittorio niente, silenzio assoluto. Certo la colpa è anche mia visto che i giornali locali li leggo raramente, anche quelli nazionali per la verità, apro un'altra parentesi- d'altra parte basterebbe ripassare a mente quelli di qualche anno fa, gli attori sono gli stessi e pure le inutili battute di quel ignobile copione non sono mutate- chiusa parentesi e poi c'è da aggiungere  che sono davvero sparito dalla circolazione, non solo per una mia pur legittima scelta ma soprattutto per mancanza di tempo; quel tempo che ci appartiene ma che in molti ci vorrebbero rubare, quel tempo troppo prezioso per essere disperso come polvere al vento e allora quel -poco- tempo che ci rimane, dopo che il "dovere" se ne è trattenuto gran parte, pretende di essere ben speso e ti costringe a fare inevitabili scelte e le mie probabilmente non hanno tenuto conto del fatto che per non finire nel luogo degli "scordati" è dannatissimamente  importante ESSERCI. Eh già caro Nanni "mi si nota di più se ci vado e sto in disparte oppure se non ci vado?" Se non ci vai non esisti, questo è la  semplice risposta, non che sia per forza un male ma così è.  Lentamente scompari come lo sferragliare del treno sulle rotaie dopo il suo passaggio, nell'aria solo un vago ricordo, l' alone di una macchia non del tutto cassata nonostante l'abbondante uso del  tricloroetilene, ecco cosa succede se non ci vai. 
Forse qualcuno un giorno chiederà: "ma Stefano dove è finito, è un casino che non lo vedo?"   e forse qualcuno risponderà: " Mi han detto  che è andato in pensione perché vuole tentare di riprendersi quello è suo, c'è invece chi sostiene che sia andato a morire solo in qualche eremo, come un vecchio indiano perché aveva esaurito le parole,  altri sono certi  che abbia vinto la lotteria (davvero strano visto che non ha praticamente mai giocato) e che se ne sia  andato via via via via via, ma sinceramente credo  che tutto questo sia falso  e anche se non lo si vede più in giro non vi preoccupate che a lui va bene così. Se ne sta con la sua famiglia, una partita a carte condita con abbondanti chiacchiere con qualche caro amico, le solite lunghe camminate, ancora dipinge, e sinceramente questo mi lascia perplesso ma contento lui e poi  la sua inesauribile passione per il cinema, tanta musica, qualche buon libro e un po' di scrittura senza pretesa e soprattutto l'immancabile buon caffè con  Cinzia…tutto lì.

ah, dimenticavo! ogni giorno butta uno sguardo verso il mare e respira.

giovedì 3 gennaio 2013

libri da leggere per ascoltare

Per chi come me ama Tom Waits, questo libro appena uscito è un piccolo gioiello. Lo sto leggendo lentamente e dato che le interviste si susseguono in ordine strettamente cronologico e accompagnano le uscite dei suoi dischi sin dagli inizi sto riascoltando i brani con attenzione rinnovata ed è davvero interessante scoprire man mano il perché di certe scelte musicali e da dove e da chi il grande cantautore traeva ispirazione.

"come sei finito a fare pezzi spoken word?"

"il primo pezzo spoken word che mi ha impressionato era in un album chiamato Jack Kerouac/Steve Allen; Kerouac parlava sopra i pezzi suonati da Allen e il risultato era molto, molto efficace. Non avevo mai sentito niente del genere, così ho provato a scrivere un paio di cose in quel modo." 




Jack Kerouac/Steve Allen