venerdì 21 novembre 2008

giovedì 20 novembre 2008

suggerimenti

su letteratitudine un altro post molto puntuale di Massimo Maugeri e Simona Lo Iacono che dovrebbe interessare molti degli amici blogger e non solo dal titolo: La responsabilità legale della scrittura in rete.


Enrico Gregori ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Doppio squeeze"


ciao
stefano

martedì 18 novembre 2008

un bel libro


Recentemente ho letto un libro piccolo piccolo ma dal contenuto immenso. Mi ha colpito talmente tanto che l'ho poi letto a mia moglie - che non ha fatto nessuna resistenza - in un paio d'ore, tutto in un fiato, mentre cucinava. E' un piccolo grande libro che non lascia indifferenti. Non da risposte, spiazza e pone interrogativi - come spesso i buoni libri fanno -. Dopo poche battute ero già catturato e procedevo nella lettura come ipnotizzato. Mentre mi avvicinavo alla fine, trattenevo il respiro, quasi temessi il peggio.
Mancavano poche pagine e mi domandavo come lo scrittore avrebbe risolto i suoi/miei dubbi e chi fra i due protagonisti avrebbe deciso di far trionfare.
"Nelle poche pagine che mancano mi dirà qual'è il suo pensiero" Risponderà almeno ad una delle mille domande che mi ha insinuato nella testa!"

Pretesa ingenua da parte mia, Cormac McCarthy non è un guru, un santone che indica la strada da percorrere ma un grande scrittore e un essere umano come tutti noi, con le sue domande che sono le nostre e una volta ancora ci porta per mano davanti ad uno specchio e ci dice: adesso guarda e dimmi quello che vedi, non solo fuori, dai un'occhiata anche dentro?

Se qualcuno di voi l'avesse letto mi piacerebbe scambiare qualche opinione se invece non l'avesse ancora sciaguratamente fatto corra subito alla prima libreria e lo comperi... costa solo Euro 10.

stefano


venerdì 14 novembre 2008

la panchina vuota


In questi giorni non ho avuto molto tempo da dedicare al blog e mi dispiace non aver discusso con voi dell'atto atroce e indescrivibile che alcuni esseri innominabili hanno compiuto nella mia città. Il primo pensiero è stato " ma come è possibile? che razza di bestie!... ma poi immediatamente ho cercato un'altra parola per definirli, perché sentivo che poteva suonare come offensivo per degli animali che mai, mai potrebbero arrivare a tanto!.. Non l'ho ancora trovata.
Passando dal blog di Milvia mi sono stupito (non più di tanto, oramai) di leggere questo suo post che comincia proprio dalla stessa mia riflessione.
Vi invito a leggerlo con attenzione. Grazie

stefano


domenica 9 novembre 2008

Comunicato non spassionato

Attenzione! Popolazione! sul blog di francesco didomenico (didò) è apparso un nuovo interessantissimo post... cliccate subito ( . ) e vi catapulterete in casa del nostro simpaticissimo amico
stefano


venerdì 7 novembre 2008

Una,nessuna,centomila


Questo è il racconto con cui ho partecipato al concorso letterario "la signorina a colori" sul sito di VDBD
Ad alcuni è piaciuto ad altri no... gli altri sono stati di più degli alcuni, perciò sono fuori. C'est la vie!




... Quando comincia una storia? In genere dall’inizio. A volte, però, è la fine di una storia che ne fa cominciare un’altra. Così ci sono due categorie di storie, quelle che cominciano dall’inizio e quelle che cominciano dalla fine. Ci sono due categorie di donne, quelle che raccontano la loro storia e quelle che non la raccontano, poi ce n’è una terza, quelle che non la raccontano giusta. La signorina a colori…

Questa era la traccia da cui Franco doveva partire per sviluppare il suo racconto.
Franco aveva 44 anni. Da quasi un anno disoccupato. L’azienda per cui lavorava aveva chiuso i battenti per bancarotta, fraudolenta oppure no, non faceva nessuna differenza. Lui a casa senza stipendio e i suoi datori di lavoro in qualche isola tropicale con il malloppo.
In un primo momento non si era particolarmente preoccupato. Data la sua esperienza ventennale nel campo delle comunicazioni era certo che in poco tempo avrebbe trovato un nuovo impiego ma purtroppo era stato troppo ottimista. I giorni, le settimane infine i mesi passavano ma ancora niente. Per fortuna qualche soldo da parte l’aveva messo e Luisa, sua moglie era riuscita a trovare un lavoro sottopagato come ausiliaria in una scuola privata, naturalmente a tempo determinatissimo.
La situazione si stava facendo insostenibile quando, finalmente, poco prima di cadere in preda allo sconforto, un amico gli aveva suggerito di presentarsi presso un grossa agenzia pubblicitaria che stava riorganizzando il personale. Era stufo di pubblicità, ma non era il caso di fare il difficile, ora.
Si erano presentati in tanti per quei tre posti di lavoro e c’erano da superare alcune prove attitudinali.
La prima, quella di computer grafica era stata piuttosto agevole ma ora doveva affrontare quella di scrittura creativa. Gli avevano fornito anche una foto. Per la precisione, la foto di un dipinto raffigurante una “signorina a colori” di cui avrebbe dovuto parlare, raccontarne la storia, come suggeriva l’incipit.
Guardava l’immagine e leggeva quelle poche righe ma l’unica cosa che sentiva crescere in se, era una profonda antipatia per quella donna che a lui pareva più un’acida “madame” che una dolce “mademoiselle”.
Non era certo il momento per perdersi in simili facezie ma finora da quella traccia non gli arrivava nessuno stimolo.
Rammentò quando, l’anno prima, suo figlio tornato dal liceo dopo una prova d’italiano, si era lamentato del fatto che i titoli dei temi erano del tutto privi d’interesse e lui da buon genitore rompiscatole aveva risposto che il bello stava proprio lì, nel riuscire a scrivere un bel testo su un argomento poco allettante.
Ricordò poi, quando al colloquio con l’insegnante delusa per quella “battuta d’arresto”, timidamente aveva tentato di giustificare il figlio dicendole che forse il tema non era stato particolarmente congeniale al ragazzo… lapidaria era stata la risposta della docente, accompagnata da un ironico e laconico sorriso “ma c’erano altri 4 titoli!”
Ironia della sorte, ora c’era lui in quella situazione. Solo che qui non ci si limitava a prendere un sei -, ma ci si giocava un posto di lavoro!
Trasalì al solo pensiero e decise di conseguenza di concentrarsi.
L’inesorabile cadenzare del tempo era evidenziato dall’enorme orologio appeso alla parete di fronte a lui.
Ancora niente! Anche se in realtà, c’era un abbozzo di idea che tentava di germogliare, a cui però, non voleva dare retta. Netta la sensazione che l’avrebbe portato fuori strada.
Un’immagine, ad intermittenza, affiorava nella sua mente. L’immagine di una bambina con il cappotto rosso che ogni tanto entrava in scena in un film girato interamente in bianco e nero. Data la sua maniacale passione per il cinema, dopo alcune ricerche, aveva scoperto che quella bambina era veramente esistita. Ricordava che il regista si era ispirato a un testo di Roma Ligoka, sopravissuta nel lager di Cracovia durante la seconda guerra mondiale. Memoria di una bambina con il cappotto rosso.
Ma si rendeva conto che quella vicenda era troppo delicata e dolorosa da affrontare così su due piedi. Non voleva rischiare una facile retorica.
Poteva, al limite, spostare l’obiettivo sulla giovane interprete del film che sicuramente ora doveva avere attorno ai 25 anni. Facile immaginare per lei, come per molti altri " cattivi ragazzi" di hollywood, dopo un successo precoce, un fatale destino intriso di droga, sesso, alcool. Ma seguendo quella direzione temeva di essere prevedibile e scontato.
Il compito si stava presentando più arduo del previsto.
Se solo non ci fosse stata quella foto!
Franco non avrebbe avuto nessuna difficoltà a scrivere dell’unica “signorina a colori della sua vita… Luisa.
Avrebbe raccontato la sua forza di donna, di come fosse capace di illuminare con un semplice sorriso anche le giornate più grigie, di come avesse affrontato ogni lavoro anche il più umile con grande dignità,
senza mai lamentarsi della fatica, della paga ridicola, della paura, allo scadere, di non vedersi rinnovare il “contratto”, di come miracolosamente fosse riuscita a trasformare tutto questo in qualcosa di gratificante.
Quante volte gli aveva ripetuto che qualsiasi lavoro uno svolgesse, l’importante era non perdere di vista se stessi.
Lei era la donna a colori di cui narrare, ma purtroppo non era quella del ritratto!
Franco cominciava ad innervosirsi.
Spesso i suoi ragionamenti non seguivano un percorso rettilineo ma prendevano mille vicoli laterali e a volte era difficile ritornare sulla strada maestra.
Ma questo non era certo il momento adatto per simili esercizi cerebrali. Ora bisognava essere concreti.
Perciò con un gesto invisibile ma efficace resettò la mente e appoggiate le dita sulla tastiera cominciò.
La signorina a colori – la chiamavano così per la quantità di cappelli e sciarpe che solitamente sfoggiava - era visibilmente irritata. Da almeno dieci minuti, seduta al tavolo del cafè Cavour, aspettava Filippo, suo giovane e aitante accompagnatore. Donna molto affascinante ma soprattutto ricca e potente. Era sposata con un uomo insignificante ma molto ambizioso che grazie al suo appoggio economico, ricopriva un ruolo di spicco nella scena politica del paese. Naturalmente Filippo non era suo marito, ma solo un amabile “divertissement”...

stefano mina


martedì 4 novembre 2008

What A Wonderful World



CHE MONDO MERAVIGLIOSO

Qualcuno di voi ragazzi mi ha detto, ehi nonno,
cosa vuoi dire con 'che mondo meraviglioso'?
E che ne pensi di tutti quei muri in ogni dove?
Li chiami meravigliosi? E la fame? E l'inquinamento?
Beh, neanche questo è meraviglioso.
Ma ascoltate il nonno per un minuto.
Il mondo non mi sembra tanto brutto, è brutto quel che gli facciamo
e tutto quel che dico è: che mondo meraviglioso sarebbe
se solo gli dessimo una chance.
Ama, ragazzo, ama. Il segreto è questo.
Sì, se tanti di di più ci amassimo
risolveremo un sacco più di problemi e allora il mondo sarebbe migliore,
questo è quel che il nonno continua a dire.

Vedo alberi verdi, anche rose rosse
Le vedo sbocciare per me e per te
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso

Vedo cieli blu e nuvole bianche
Il benedetto giorno luminoso, la sacra notte scura
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso

I colori dell'arcobaleno, così belli nel cielo
Sono anche nelle facce della gente che passa
Vedo amici stringersi la mano, chiedendo "come va?"
Ma in realtà vogliono dire "Ti amo"

Sento bambini che piangono, li vedo crescere
Impareranno molto più di quanto io saprò mai
E fra me e me penso, che mondo meraviglioso
Sì, fra me e me penso, che mondo meraviglioso

Louis Armstrong



se volete QUI, QUI, QUI, QUI QUI e QUI, QUI, QUI

Day after tomorrow
Tom Waits

Ho ricevuto la tua lettera, oggi
E mi manchi tanto, quaggiù
Non posso aspettare per vederti
E conto i giorni, cara
Credo ancora che ci sia l'oro
Alla fine del mondo
E tornero a casa
nell'Illinois
dopodomani

È così dura
ed è così freddo qui
e sono stanco di prendere ordini
E mi manca la vecchia città di Rockfrod
Al confine con il Wisconsin
Ma mi manca, non ci crederai
Anche spalare la neve e rastrellare le foglie
E il mio aereo toccherà terra
dopodomani

Chiudo gli occhi
ogni notte
e sogno di poterti stringere
Ci riempono di bugie
a cui tutti credono
su cosa significa essere un soldato
Ancora non so cosa dovrei provare
per il sangue che è stato versato
E voglia Dio, sul suo trono
riportarmi a casa
dopodomani

Non puoi negare
che dall'altra parte
non vogliono morire
più di quanto lo vogliamo noi.
Quello che sto cercando di dire è
Loro non pregano
lo stesso Dio che pregiamo noi?
Dimmi, come fa Dio a scegliere?
Di chi rifiuta le preghiere?
Chi gira la ruota?
E chi lancia i dadi
dopodomani?

Mmmmmmm...

Non sto combattendo
per la giustizia
Non sto combattendo
per la libertà
Sto combattendo
per la mia vita
e per un altro giorno
qui al mondo
Faccio solo ciò che mi hanno detto
Siamo solo ghiaia sulla strada
E solo quelli fortunati tornano a casa
dopodomani

E l'estate
anch'essa svanirà
e lascerà il posto al gelo dell'inverno, cara
E so che anche noi siamo fatti
di tutte le cose che abbiamo perso qui
Avrò ventun anni oggi
Ho messo da parte tutta la mia paga
ed il mio aereo toccherà terra
dopodomani
ed il mio aereo toccherà terra
dopodomani

e QUI e anche QUI

stefano