venerdì 21 agosto 2009

con gli occhi bassi

dall'altra stanza mi arriva l'annuncio dell'ennesima tragedia annunciata
non voglio ascoltare, non mi interessano i dettagli
non voglio ascoltare, ma non è indifferenza, anzi
è solo la paura di essermi assuefatto a questo genere di notizia...
altri 70 morti, di quelli senza un volto, senza occhi
di quelli di cui non vogliamo sapere niente
delle loro vite, dei loro sogni delle loro miserie...
altrimenti come faremmo a sopportare tutto questo
come faremmo a dimenticare in fretta
e a tornare - più o meno tranquilli - alle nostre piccole beghe quotidiane
se incontrassimo i loro sguardi carichi di speranza
se sentissimo palpitare i loro cuori con lo stesso ritmo dei nostri
se fossimo sfiorati dalle loro mani tese
oggi, altri 70 morti, poco più di qualche titolo di giornale
ma domani?
chissà se verrà un giorno in cui ci vergogneremo
del nostro silenzio, della nostra perduta indignazione
chissà se quel giorno qualcuno ci chiederà:
ma come potevate non sapere e soprattutto, come potevate tacere?
non credo, allora, che basterà dedicare una piazza, una via per alleggerire il nostro senso di colpa, il mio senso di colpa?

Questa mia impotenza mi fa paura

stefano



2 commenti:

cristina bove ha detto...

ma non c'è rimasto altro che piangere...
solo che mi sento atterrita e atterrata, io che sulla terra ferma ci vivo e non ho idea di come si sopravviva e si muioa soltanto per approdare a una riva
a una riva che sarà poi la morte
altro che vita!

stefano ha detto...

ho conosciuto alcuni nigeriani, senegalesi che vivono "clandestinamente" (si fa per dire dato che la maggior parte di loro è già stata "schedata") da anni nel nostro paese in una sorta di stand by, non sono ne carne ne pesce, aspettano e basta, la loro vita è scandita da lunghi tempi di attesa, attesa di una mano di una sanatoria, di un lavoro che spesso non arriva... e loro sono quelli che ce l'hanno fatta ad arrivare, a sopravvivere, dopo un viaggio spesso allucinante... sono il risultato di una selezione che a noi la sorte non ha regalato.
Spesso hanno l'età dei nostri figli, solo i sogni sono diversi