giovedì 24 luglio 2008

LO STRANO CASO DI RUE DES OISEAUX


Questo è il racconto con cui ho " giocato" su letteratitudine
A fianco l'immagine che lo ha ispirato



LO STRANO CASO DI RUE DES OISEAUX

Il commissario Magrettì, da più di un'ora se ne stava con i gomiti appoggiati sulla scrivania e con i palmi delle mani si comprimeva la testa con la speranza di farvi uscire, con quel gesto, un'idea, anche piccola ma che fosse in grado di accendere una luce su questo ultimo caso che gli avevano affidato... niente, buio totale.
Quando si trovava in simili situazioni solitamente fumava la pipa ma sfortunatamente aveva finito il tabacco.
L'arnese consolatorio ora giaceva accanto alla foto di Marie, sua moglie.
"Appena apre Marcel, gliene vado a comperare una scatola" gli aveva assicurato il gentile Chevalier.
Sul tavolo, esattamente sotto lo sguardo oramai stanco del commissario, vi era l'oggetto che da giorni lo angosciava.
Una foto che raffigurava un uomo intento a tuffarsi nel vuoto da una vecchia casa con mattoni a vista.
L'aveva scattata un clochard, in cambio di denaro. Aveva ricevuto istruzioni su come utilizzare una rudimentale macchina fotografica posizionata sul marciapiede di rue des oiseaux proprio sotto le finestre della casa in mattoni. Ma da quell'uomo non erano stati in grado di ricavare informazioni utili per le indagini, a parte un continuo farneticare da pazzo. Ripeteva frasi sconnesse mimando il volo di un volatile, saltellava e sbatteva le braccia come fossero ali, accompagnando il tutto con una sonora risata.
"In effetti, sembra proprio che quell'uomo si sia letteralmente volatilizzato... se fosse caduto a terra, un segno l’avrebbe dovuto lasciare, che diamine e poi i passanti, quell'uomo sullo sfondo in bicicletta... possibile che nessuno si sia accorto di niente, accidenti!" pensava tra se e se il commissario.
" ma suvvia, siamo seri, è impossibile, pura follia!"
Il vorticare dei pensieri fu bruscamente interrotto dall'entrata del brigadiere:
" L'ho trovato, commissario!"
" D'accordo Chevalier, lo posi pure sul tavolo e sia gentile, la prossima volta bussi ... così rischio l'infarto..."
" Cos’è che devo posare sul tavolo commissario?"
" Ma il tabacco che diamine, lo metta pure lì accanto alla pipa..."
" Il tabacco? ah! ora ho capito... no, non si tratta del tabacco, mi riferivo all'uomo della foto, una pattuglia dietro segnalazione da parte di alcuni agricoltori lo hanno trovato sotto un' enorme quercia in stato confusionale... è stato subito condotto all'ospedale..."
Magrettì non diede neppure il tempo al brigadiere di ultimare il suo rapporto... con già indosso l'impermeabile, il cappello sulla testa leggermente inclinato e in mano la foto si scaraventò alla porta e disse:
"Andiamo Chevalier!"
Arrivati all'ospedale si precipitarono nella stanza dell'uomo misterioso che era sorvegliata da due agenti... Il commissario li fece allontanare. Entrò nella camera.
L'uomo disteso sul letto pareva inebetito, come assente ma tutto sommato sereno…
“come chi ha raggiunto la pace interiore" pensò Magrettì
Rossignol girò lentamente gli occhi verso di lui e accennò un sorriso.
Entrò nella stanza un medico che ragguagliò il commissario sulle condizioni del paziente.
" é impossibile tentare di avere risposte da quest'individuo" disse con un tatto non del tutto professionale " a parte quel sorriso ebete, nient’altro..."
Il commissario si lasciò cadere pesantemente sulla sedia accanto al letto che sotto il suo peso scricchiolò. Non avendo altra scelta decise di restare per un po' lì seduto, in attesa di una qualche reazione da parte di quell'essere dallo sguardo inspiegabilmente felice...
Passò quasi un'ora, Magretti era sfibrato dalla tensione, " Che diamine, ho pure scordato la pipa e poi il tabacco sarà sicuramente in tasca a Chevalier".
Improvvisamente Rossignol fece un movimento con gli occhi, quasi impercettibile, in direzione della foto che nel frattempo il Commissario aveva appoggiato sul comodino. Magrettì balzò in piedi, la prese e gliela mise davanti agli occhi.
Una piccola lacrima gli solcò il viso.
Con uno sforzo che parve disumano l'uomo indicò con un dito se stesso nell'atto di spiccare il salto...
" Perché l'ha fatto, poteva morire, è davvero un miracolo che lei sia ancora vivo..." disse il commissario a bassa voce
" Da chi è stato soccorso, chi l'ha portata in ...." si interruppe bruscamente perché gli parve di scorgere un movimento della testa come a dire: " no, no!"
Il dito continuava ad indicare la foto e…
La luce finalmente si accese.
I pantaloni, sta indicando i pantaloni, vero?
Il commissario uscì di corsa nel corridoio e afferrata un'infermiera per un braccio, gridò: " gli indumenti, dove sono i vestiti di quell'uomo? "
Glieli consegnarono direttamente dalla lavanderia.
Magrettì, freneticamente frugò nelle tasche dove però non trovò nulla... stava quasi per rinunciare quando proprio in fondo, sotto il risvolto, sentì qualcosa di rigido.
Prese il coltellino che portava sempre con se e tagliò una parte del tessuto.
Il volto gli si illuminò.
Nelle sue mani, un piccolo taccuino di pelle nera.
Lo aprì nervosamente e dopo essersi seduto sulla panca lungo il corridoio, con il cuore in gola cominciò a leggere.

...Ora di nuovo nel suo ufficio rifletteva su questo strano, assurdo caso che gli era capitato forse ad opera del destino, chissà? Ripensava alle parole scritte con caratteri minuscoli ma ben leggibili trovate in quel piccolo libretto, quasi un testamento che monsieur Rossignol aveva lasciato ai posteri come prova del suo esperimento.
…Dopo anni di studi sull'animo umano, era arrivato alla conclusione che l'uomo potesse volare ma a una condizione: quella di liberare l'anima da ogni impurità, da ogni malvagità... attraverso un complesso percorso meditativo con tecniche orientali bisognava svuotare la mente da ogni pensiero razionale… come forse soltanto i folli e i sognatori più irriducibili sanno fare.
Solo allora il corpo perdeva peso e ci si poteva librare in volo come un uccello.
Lo scritto si concludeva con queste parole:

"...Oggi 15 ottobre 1960, tenterò l'esperimento. Se mi troverete cadavere sul selciato vorrà dire che ho fallito ma ..."
" Ma che diamine" disse Magretti a voce alta " ce l'ha fatta! ... anche se a caro prezzo!"
Guardò ancora la foto che teneva nella mano e notò per la prima volta lo strano sorriso dell'uomo mentre si lanciava nel vuoto.
Non c’erano dubbi , l’esperimento era riuscito.
Pensò al rapporto che avrebbe dovuto fare al suo superiore... qualcosa avrebbe inventato per darla a bere a quell'idiota dell’ispettore capo ma non poteva assolutamente dire la verità. “Chissà a quali terribili conseguenze porterebbe una rivelazione del genere?” Decine di persone pronte a gettarsi nel vuoto pur di volare... una strage!
" No, Non siamo ancora pronti!" disse a voce alta.
In quel preciso istante entrò di corsa Chevalier, naturalmente senza bussare:
" Commissario, una tragedia... un omicidio in rue de la Concorde. Sembra si tratti della solita questione di droga e di soldi”.
Solita questione… già.
Magrettì si alzò, infilò l'impermeabile, prese il cappello e lo adagiò delicatamente sulla testa piegandolo leggermente di lato, accese un fiammifero, inclinò la foto sopra la fiamma e dopo che prese fuoco la sollevò all’altezza della pipa che teneva fra le labbra.
Sentì il tabacco sfrigolare nel fornello e uscì.
No, decisamente non siamo ancora pronti!


















2 commenti:

morena ha detto...

ecco, anche questo non era male.
Un bel racconto davvero.
e bravo Stefano, dal pennello alla tastiera il passo è breve (sembra)

Stefano Mina "un onesto pittore riminese" ha detto...

mmmm, quel "sembra" nasconde forse qualcosa?:-))
stefano