mercoledì 22 ottobre 2008

coitus interruptus

“ E’ libero”?
Domanda davvero stupida visto che nello scompartimento, a parte la ragazza non c’è nessuno.
Lei accenna un lieve sorriso di assenso con fare distratto, senza però distogliere lo sguardo da un libro, che sta leggendo con particolare attenzione.
Mi lascio cadere pesantemente sul sedile, sollevando un leggero pulviscolo che solletica le nari; accanto,la giovane donna non si scompone. Sembra davvero incatenata a quelle parole che scorrono sotto i suoi occhi grandi e luminosi.
Il mio sguardo annoiato si posa sulle vecchie stampe che ho di fronte, lo faccio sempre quando viaggio in treno. Il convoglio si muove. Dopo alcuni minuti e vaghi pensieri, vengo improvvisamente colto da un irresistibile e insano desiderio: scoprire di quale sortilegio è vittima la mia occasionale compagna di viaggio.
Cosa diavolo sta leggendo!?
Con fare disinvolto, con “nonchalance”, avvicino la testa a quella ricciuta della ragazza. Ne percepisco persino il profumo fresco, pulito, piacevole. Cerco ora, allungando il collo, di insinuare lo sguardo fra quelle pagine giallognole piegando leggermente la testa di lato, quando improvvisamente lei si gira e mi fulmina con uno sguardo che non lascia dubbi! Le sorrido timidamente e mi giro. Il viso mi si infiamma quando scorgo con la coda dell’occhio che si sta abbottonando la camicetta bianca all’altezza del seno. Vorrei dire qualcosa per giustificarmi, ma taccio. Il tempo scorre, accompagnato dal monotono e cadenzato rumore del treno al di là del vetro.
L’atmosfera pare ovattata.
Lei si addormenta con il libro tra le mani.
Questa è la mia ultima possibilità. Cautamente, dopo essermi guardato attorno, avanzo con la mano verso il misterioso libello che si alza, e abbassa al ritmo lento del respiro di lei, lo afferro con la punta delle dita e… “ Ma che diavolo stai facendo brutto stronzo?” Con il volume mi sferra in pieno viso una botta che mi lascia intontito per un istante, mi accorgo che sta per colpirmi nuovamente ma la brusca e tempestiva fermata del treno mi lascia il tempo di afferrare la mia borsa e di scendere lestamente dal convoglio.
La vedo dal marciapiede che urla sguaiatamente nella mia direzione, mentre cerca di aprire il finestrino che per fortuna è bloccato. Nella mano destra tiene ancora il libro con la copertina rivolta verso di me… Allora deciso a fare l’ultimo tentativo, mi avvicino a piccoli passi. La ragazza per un attimo è come paralizzata dallo stupore. Ora accelero per paura che il treno se ne vada, e proprio quando la distanza è tale che i miei occhi riescono a percepire le prime lettere del testo, “SOG…” lei, probabilmente terrorizzata, chiude bruscamente la tendina, calando definitivamente il sipario sulla mia curiosità inappagata.
Il treno, con il suo tipico sferragliare, lentamente si rimette in movimento.
Sospiro deluso e mi dirigo verso il tabellone degli orari.


7 commenti:

Anonimo ha detto...

Stè, la qualità del pezzo, anche se ironico e divertente, rivela la grande creatività dell'autore non solo espressa nello scrivere.

Comunque smettila, non nasconderti dietro l'alibi del libro ..... vecchio bavoso !!!

Beso* Lucy

lanoisette ha detto...

Ah, il maniaco della lettura!
(anch'io sono sempre curiosa di sapere che cosa stanno leggendo i miei vicini di treno, metropolitana, autobus...)

Stefano Mina "un onesto pittore riminese" ha detto...

@ tutti
non lasciatevi ingannare dalle apparenze... lucy è davvero una mia amica.

Stefano Mina "un onesto pittore riminese" ha detto...

@ lanoisette
a volte è davvero imbarazzante... se vedo una ragazza in treno che sta leggendo, per esempio,uno dei romanzi della saga malaussène di pennac, non resisto e una parola gliela devo dire, a costo di sembrare un cascamorto: "beata lei che deve ancora leggerlo... è il suo primo pennac?... da quale ha cominciato, dal paradiso degli orchi o dalla fata carabina... io, pensi, ho letto per primo la prosivendola..."
Non c'è niente da fare, è più forte di me.
Tra l'altro è molto facile che capiti con una donna dato sono molte di più le lettrici che i lettori... diciamo un rapporto 10 a 2.
questa, chiaramente è un mia personale statistica ma credo possa essere attendibile.

ciao e buonanotte
ste

bietti ha detto...

la sfiga sta tutta nel finestrino bloccato..altrimenti il libro te lo saresti trovato lanciato in fronte!
Bel racconto, complimenti!

francesco didomenico ha detto...

Bello!
Brutto cazzone avariato, bello davvero!
Peccato non averlo letto prima.
...
Lo sai che smaltisco i postumi di un dolore, e ci vorranno anni...si diventa vecchi pensando ai giovani che volano...io sono invecchiato di molto, ma voglio far sorridere, perche le risate arrivano in paradiso, i mugugni no, e qualcuno lassù sta' schiattando dalle risate per le facezie dello zio, nevvero Marià?
...
Comunque, non la dai a bere a Lucy, figurati a me. Si chiama "scacco dell'intellettuale", si legge titolo ed autore e poi scappa la trappola: "Mio Dio, sta leggendo "Il Paradiso degli Orchi"? Sublime! Complimenti!
Edizione tascabile, giusto. Tanto la letteratura non va' a male, meglio risparmiare, le parole sono uguali. Io sto andando a Roma: lei?"
Lei mette il libro tra le gambe e chiude quella diavolo di fessura tra il tailleur che faceva intravedere un retrocoscia da Campbell (Naomi, non la zuppa!).
"No, proseguo per Formia, vado a sposarmi, il mio ragazzo ha avuto una breve licenza e incastriamo i nostri tempi"
"Anche lui insegnante?"
"No, lui è un Nocs,è uno dei comandanti dei reparti operativi, spero non abbia mai ucciso nessuno, ma vagli a credere a questi centurioni moderni, se fosse per lui farebbe l'amore anche con la calzamaglia nera in testa".
"Mi scusi un attimo, vado in bagno"
Non dovevo scendere ad Orvieto, ma certe volte questa città ti accoglie come una grande e antica madre. Dal bar della stazione vedo la ragazza mentre riprende la lettura del "Paradiso...", bella ragazza...

Stefano Mina "un onesto pittore riminese" ha detto...

Ciao francesco,
ho aperto il blog e ho guardato se c'erano commenti al mio ultimo post, quello sul centro sociale paz... macché, proprio un caz!
Ho pensato" ma gli amici frequentatori del blog sono affamati solamente di racconti, che tra l'altro devono essere sempre freschi di giornata - mai che qualcuno si vada a rileggere le cose vecchie - e dentro di me è partito un simpatico e amichevole " ma va a caghé! Ma, scorrendo gli ultimi commenti vedo il tuo nome, caro amico e già sto meglio;
In questa giornata del piffero grigia come il manto del rattus norvegicus mi ci voleva proprio la tua visita, anche se mi hai tanato, accidenti!
Naturalmente scherzo, proprio l'altro giorno una giovane fanciulla stava leggendo " signori bambini" e non ho detto una parola... anzi no, quattro le ho pronunciate: Buonasera, biglietto prego... grazie.
Spero tanto che lassù - come quaggiù - ci sia un cazzone come te che faccia schiattare dalle risate tutti quanti.
Grazie frank
un abbraccione
stefano